Brasile, creato il Ministero per le popolazioni indigene

0
1103
Brasile

Brasile, creato il Ministero per le popolazioni indigene. In Brasile avviene un cambio di rotta significativo, il Presidente Lula ha istituito un nuovo Ministero e questo potrebbe cambiare anche la storia dell’Amazzonia.

di Enza Morlando

Una vera e propria inversione di marcia, quella avvenuta in Brasile. Attraverso un primo cambio di rotta tra il Presidente uscente, Jair Bolsonaro, e l’attuale Presidente, Luiz Inácio Lula da Silva. Circa la creazione di un Ministero ad hoc per le popolazioni indigene, una scelta in controtendenza rispetto ai quattro anni di governo Bolsonaro. Quest’ultimo, oltre ad aver contribuito alla deforestazione della foresta amazzonica, ha visto la riduzione dei diritti delle popolazioni indigene e lo sfruttamento commerciale delle loro terre.

Le elezioni presidenziali brasiliane si sono tenute il 2 Ottobre 2022, con relativo ballottaggio il 30 Ottobre. Mentre Lula è stato il primo a vincere tre elezioni presidenziali in Brasile, Bolsonaro, è diventato il primo Presidente in carica nella storia a non essere stato rieletto. Il mandato di Lula ha ufficialmente avuto inizio il 1° Gennaio 2023, data in cui ha giurato come Presidente in Brasilia.

Brasile, il nuovo Ministero per le popolazioni indigene

La Ministra nominata dal Governo è la femminista ed attivista indigena Sônia Guajajara (48 anni), con un lungo passato di lotte per le popolazioni locali alle spalle. Indicata dalla rivista Time tra le 100 persone più influenti del 2022, Sônia è stata la prima donna indigena candidata alla vicepresidenza del paese nel 2018. Vincitrice nel 2020 del premio “Letelier-Moffitt” per i diritti umani, attualmente alla guida dell’Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB).

Brasile, il Ministero dell’Ambiente

Altra nomina rilevante, è stata quella dell’ambientalista e politica Marina Silva (64 anni) quale Ministra dell’Ambiente. Un incarico che aveva già ricoperto nel precedente governo Lula (2003-2008). É stata la senatrice più giovane della storia del Brasile e si è candidata varie volte alla presidenza del paese.

Sia Silva che Guajajara sono originarie della foresta amazzonica, e la loro nomina, in ruoli così importanti, traccia chiaramente la linea politica di Lula. Il futuro del Brasile per i prossimi quattro anni ha una direzione visibile, che verterà sulla tutela ambientale e delle comunità indigene. Altro punto cardine della politica di Lula è la lotta alla povertà. Sull’Amazzonia, il suo intervento durante la COP27 tenutasi a Sharm el-Sheikh nel novembre scorso ha tracciato un solco. “Non ci può essere sicurezza climatica per il Mondo senza un’Amazzonia protetta”, aveva detto il Presidente.

La Foresta amazzonica, polmone verde della Terra

Trascrivendo quanto riportato dal WWF, “La regione amazzonica custodisce la più vasta foresta pluviale al mondo e il più ricco sistema fluviale. Il Rio delle Amazzoni raccoglie quasi il 20% dell’acqua dolce che si trova sulla Terra, mentre la foresta condiziona e regola il clima dell’intero pianeta […]. Lo stato di salute di questa preziosa regione naturale è legato a doppio filo con quello del clima globale: la foresta pluviale immagazzina da 90 a 140 miliardi di tonnellate di CO2, e la sua continua distruzione provoca il rilascio nell’atmosfera di enormi quantità di questa sostanza, con conseguenze catastrofiche per l’ambiente. La foresta amazzonica è molto importante anche per la straordinaria varietà di specie animali che ospita.”

Brasile, i quattro anni di gestione Bolsonaro

Secondo l’Istituto Brasiliano di Geografia Economica (IBGE), negli anni del governo Bolsonaro la deforestazione è cresciuta del 73%. Tale dato è dovuto alla riduzione delle sanzioni per l’abbattimento illegale degli alberi, pari all’83%. Ma non solo, anche tramite incendi, con l’obiettivo di estendere la frontiera agricola. Non a caso, in Brasile si parla di un eccesso di agribusiness, favorendo gli agrari e settori annessi.

Quale futuro per l’Amazzonia?

Il 3 novembre scorso, la Corte Suprema del Brasile ha riattivato il Fondo Amazzonia, in precedenza sabotato e congelato da Bolsonaro. Il quale pretendeva una libera gestione dei 600 milioni di euro finanziati, attraverso lo scioglimento del comitato che definiva la destinazione delle risorse. Trattasi del più importante fondo per la protezione delle foreste, per contrastare la deforestazione dell’Amazzonia e per dare sostegno ai progetti portati avanti da Ong e governi vari.

Finanziato da Norvegia e Germania, il fondo è stato costituito da Lula nel 2008 ed ha favorito una riduzione della deforestazione pari al 70%. Tale risultato è stato poi reso vano dal successivo insediamento di Bolsonaro. Ora, però, la storia può essere riscritta.

Leggi anche:

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui