sabato, Febbraio 4, 2023
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Calabria luoghi di culto e d’arte da tutelare

Calabria luoghi di culto e d’arte – Il 22 dicembre 2022 la Regione e la Conferenza Episcopale Calabria hanno siglato un accordo importante.

di Rosella Cerra

Calabria luoghi di culto e d’arte – L’accordo tra Regione e Conferenza Episcopale è nato al di fine di tutelare e valorizzare i beni culturali ecclesiastici.

Si tratta di un grande traguardo per il fatto che finalmente si riuscirà ad intervenire su edifici di culto particolarmente interessanti dal punto di vista artistico che rischiano altrimenti di deteriorarsi irreversibilmente.

Il Presidente della Conferenza Episcopale Calabria, Sua Eccellenza Monsignor Fortunato Morrone, e il Presidente di regione Roberto Occhiuto, hanno infatti rimarcato la necessità degli interventi per rendere fruibili tali beni. Questi, appartenenti sia agli enti che alle istituzioni ecclesiastiche, potranno così entrare a far parte dell’offerta turistica della Calabria.

La lista degli interventi

Esiste già una lista di interventi su cui intervenire:

«In base all’accordo con la Regione sulla valorizzazione, la tutela, e la fruizione dei beni ecclesiastici che riguarda tutte le dodici diocesi calabresi, abbiamo già indicato un elenco delle priorità sulle quali si può, di volta in volta, intervenire», ha precisato il Vescovo di Lamezia terme, Monsignor Serafino Parisi, il quale ha consegnato la lista come delegato dei vescovi.

Anche la diocesi di Locri-Gerace, tramite l’ufficio diocesano dei Beni Culturali Ecclesiastici, ha presentato un elenco di priorità. Si tratta di 30 opere da salvare tra beni immobili e oggetti d’arte, delle quali alcune sono a rischio “perdita del bene” . Le prime tre opere in elenco sono nella riguardano la chiesa parrocchiale un tempo dedicata a San Nicola di Mira ed oggi a di Santa Maria Assunta in Camini (RC).
Oggetto dell’intervento Al primo posto vi sono, in modo prioritario, le pitture murali poste sulla volta e sulla cupola all’interno della chiesa, poi la tela della Madonna del Rosario sulla quale era stato già effettuato un primo intervento di conservazione nel corso del progetto “Un estate tra Arte e Fede 2017” e, ancora, la tela raffigurante il Pio transito di San Giuseppe. Entrambe le opere sono di autori ancora ignoti.
Il quadro della Madonna del Rosario risale al 1619, oltre alla datazione, nel corso dell’intervento di pulizia in sede diocesano del laboratori di restauro sono stati rinvenuti alcuni frammenti di un cartiglio di pergamena collocati sul retro della tela. Dopo la meticolosa fase di recupero del reperto, che era celato nel telaio del quadro, si è potuto finalmente procedere alla sua messa in sicurezza e al consolidamento per poi avviare, le indagini diagnostiche e paleografiche e, quindi, alla lettura, trascrizione ed ipotesi interpretativa del testo. Il contenuto in lingua latina seicentesca è diviso in tre parti ed è riferibile alla donazione dell’opera con richiesta di intercessione alla Vergine degli Angeli. La data del cartiglio è del gennaio 1620 (non vi è più la traccia del giorno) e quindi è riferita, con buona probabilità, al cambio dell’intitolazione dell’edificio di culto stesso, per l’appunto da San Nicola, che rimane comunque il patrono della città, a S. Maria Assunta. Il quadro, che occupa l’ancona dell’altare del santissimo Rosario, presenta la scena della “Madonna della Vittoria” così voluta da papa Pio V a perenne ricordo della battaglia di Lepanto, svoltasi appunto il 7 ottobre del 1571, nella quale, la flotta della Lega Santa (formata da Spagna, Repubblica di Venezia e Stato della Chiesa) sconfisse quella dell’Impero ottomano. Il successore, papa Gregorio XIII, la trasformò in festa della “Madonna del Rosario”: i cristiani attribuirono il merito della vittoria alla protezione di Maria, che avevano invocato recitando il Rosario prima della battaglia. La scena del quadro di Camini è quella consueta della Vergine che viene incoronata dagli angeli tra i santi Domenico, Tommaso, Caterina da Siena e Rosa da Lima. Di grande valore prorompente è il Bambino che offre la coroncina a san Tommaso mentre la Madre, in forma benedicente, la consegna a San Domenico Guzman il fondatore dell’ordine Domenicano e ideatore della preghiera. All’intorno della tela i quindici misteri propri della recita del Santo Rosario.

La chiesa di Camini (RC)

È l’unico edificio di culto del comune di Camini. Si tratta di una struttura di particolare interesse storico e artistico per le pitture che rivestono tutte le pareti e le volte dei soffitti, ma che attualmente si trovano in pessimo stato di conservazione, apparendo annerite e a tratti sbiadite.

Salomone e la Regina di Saba

Non si hanno notizie certe sulle origini della Chiesa di Camini. Stando ad alcune testimonianze documentali, sembrerebbe risalire al XII secolo (dichiarazione di tutela ai sensi dell’art. 4 della legge 1.6.1939, n. 1089, a firma del Soprintendente Arch. Aldo Ceccarelli). Stando ad altre fonti, invece, la chiesa sarebbe databile al 1547

Estratto della dichiarazione del Soprintendente arch. Ceccarelli.
Cappella del Pio Transito di San Giuseppe

Riportiamo la descrizione delle pitture murali fatta dell’architetto Giorgio Metastasio in un articolo su “Calabria sconosciuta” risalente a giugno 2007:

«La parte poi artisticamente rilevante è costituita dalla volta a botte della navata centrale divise in tre settori e dai pennacchi della cupola centrale che sormonta all’altare maggiore dove sono rappresentate a pittura murale scene dell’antico e del nuovo testamento in particolare nella prima scena della volta si trova raffigurata la regina Ester con episodio relativo alla sua elezione a regina (Est, 2).

Il racconto biblico a significato d fede soprattutto nella provvidenza di Dio che alla lunga protegge il suo popolo servendosi di una fragile donna. Su una delle due colonne poste all’ingresso del Palazzo Reale rappresentato nella scena è apposta la firma dell’autore di tutte le rappresentazioni pittoriche eseguite nel 1876 ad opera del pittore Raffaele ursini 1855 1945 di Roccella Jonica. Nella seconda scena al centro della volta vi è rappresentata la scena dell’ultima cena con soggetto ispirato alla più famosa ultima cena di Leonardo».

Rappresentazione dell’Ultima cena sul soffitto della navata centrale

Un altro particolare delle pitture ai lati della volta centrale riguarda una figura che, secondo alcuni storici e secondo i risultati ottenuti tramite restauro digitale, raffigurerebbe Tommaso Campanella.

Restauro digitale della pittura murale rappresentante Tommaso Campanella.

Le dichiarazioni del sindaco architetto Pino Alfarano

Abbiamo raccolto delle dichiarazioni del sindaco del comune di Camini, che esprime preoccupazione. Nello stesso tempo, insieme alla sua comunità, è fiducioso che con interventi tempestivi si possano recuperare i beni a rischio.

“Il patrimonio artistico del nostro piccolo comune versa in uno stato di profondo decadimento. Il degrado, dovuto non solo all’ inesorabile scorrere del tempo ma anche all’incuria dell’uomo.

Oggi è, quasi totalmente, distrutto e risulterà irrecuperabile se non si interviene con efficacia immediatezza. La sua tutela non è solo prerogativa delle Istituzioni, ma riguarda indistintamente ogni cittadino.

Tutti noi caminesi siamo eredi, depositari di un patrimonio inestimabile del quale dobbiamo sentirci responsabili in prima persona. A tal riguardo, la mia Amministrazione è da sempre impegnata nel sollecitare, chi di dovere, a dare un aiuto per il recupero del piccolo patrimonio artistico-culturale.

Non di meno, alcuni cittadini, alcuni giorni fa, hanno preso carta e penna e hanno scritto al Ministero dei Beni Culturali per sensibilizzare e sollecitare, in extremis, un intervento prima che questa “ricchezza” artistica vada definitivamente persa. Nel frattempo, fiduciosi che il nostro appello non vada inascoltato, aspettiamo un riscontro positivo”.       

Camini, casale del Regio Demanio di Stilo

Camini è un comune in provincia di Reggio Calabria, a pochi chilometri di distanza da Riace. Era un “casale” del Regio Demanio di Stilo, appartenente al Regno delle Due Sicilie. Costituiva anche esso un importante pezzo di quello che era il grande distretto siderurgico del Regno, che andava dalla vallata dello Stilaro, passando per Mongiana e finendo a Camini. Il comune ha origini antiche: risale all’epoca magno-greca e infatti il suo toponimo “camini” deriva dal greco kam-nion ossia “fornace”. Non a caso la fornace è il simbolo della città.

Calabria luoghi di culto e d’arte – Grazie alla strategia di intervento adottata dalla Regione Calabria, la Chiesa di Camini e altri beni culturali ecclesiastici finora trascurati e soggetti all’usura del tempo saranno finalmente recuperati e valorizzati.

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