lunedì, Gennaio 30, 2023
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Congo: uno degli Stati più ricchi di risorse tra sfollati e bambini-soldato

Il Congo nell’ultimo secolo è sprofondato in una serie di crisi. Giochi di potere, dittature, guerre e violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno.

di Carmine Reccia

La Repubblica Democratica del Congo è uno Stato dell’Africa centrale. Un tempo colonia del Belgio (in cui già si perpetravano, nei primi decenni dell’900, gravi violazioni dei diritti umani) il Congo ha ottenuto la sua indipendenza nel 1960. Da allora, il Paese è vittima di abusi di potere e violenze di ogni tipo. Secondo l’Unicef, nel Congo attualmente è in atto una vera e propria emergenza umanitaria

La parte est del Paese è quella più soggetta a queste violenze e alle crisi dell’ultimo secolo. A causa della vicinanza a Paesi ostili, e per la presenza di numerosi giacimenti e miniere, il Congo resta un’area molto contesa.

Congo: la difficile situazione degli sfollati

Nella Repubblica democratica del Congo si registrano già 5,6 milioni di sfollati, 2 milioni dei quali nella sola provincia del Nord Kivu. I campi dei rifugiati sono diventati obiettivo di attacchi da parte delle differenti milizie. Inoltre, la maggior parte di essi non ha i servizi essenziali: acqua corrente, cibo, vestiti e accesso a strutture scolastiche e sanitarie. Ogni famiglia è costretta in minuscole capanne di paglia, coperte da un telone e con una pietra lavica che funge da pavimento.

Negli ultimi anni il governo congolese ha cercato di risolvere il problema andando a rimpatriare i profughi. Questa decisione, però, si è rivelata del tutto inutile e pericolosa. Nel 2022 l’UNHCR ha chiesto di fermare il rimpatrio forzato dei profughi nelle regioni di appartenenza, in quanto le province orientali sono, ancora di fatto zone di guerra.

La piaga dei bambini-soldato

Il problema dei bambini-soldato nella Repubblica Democratica del Congo è stato (ma persiste tuttora) un fenomeno assai diffuso. Un problema evidenziato, com’è ovvio, durante i conflitti che hanno avuto luogo nel Paese. Quando tutte le parti coinvolte hanno attivamente reclutato o arruolato bambini-soldato, conosciuti localmente come Kadogos, che in lingua swahili significa “piccoli”.

In Congo lo stupro è usato come arma

Le operazioni militarti nell’Est del Paese sono state accompagnate da stupri, abusi e violenze sulle donne, utilizzati come arma di guerra. Da un rapporto di Human Right Watch e del FNUAP (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione), solo dal 1996 al 2009 il numero dei casi di violenza sessuale supererebbe i 200.000 casi. Si presuppone, tuttavia, che i numeri siano molto maggiori, in quanto i dati riportati sono forniti dalle fonti giudiziarie e dai centri preposti al soccorso. Molte donne non denunciano i fatti per intimidazione, per paura di essere emarginate socialmente oppure a causa dell’impossibilità a raggiungere un centro sanitario (circa il 50% delle donne violate).

L’impatto sociale, medico e psicologico di una violenza sessuale è disastroso. Le vittime possono subire terribili ferite durante uno stupro. In particolare, quando sono giovani, se vengono stuprate da gruppi, o con estrema violenza o se hanno degli oggetti inseriti nell’apparato genitale.

L’AIDS ed altre malattie sessualmente trasmissibili sono frequentemente conseguenze di stupri. Le ragazze giovani soffrono danni più gravi e irreversibili che risultano dannosi per la gravidanza rispetto alle donne adulte. Subire una violenza comporta, inoltre, conseguenze negative nella comunità in cui si vive. Alcune volte le famiglie ripudiano le ragazze che diventano, così, più vulnerabili ad altri abusi. I loro fidanzati spesso le rifiutano o hanno difficoltà a trovare un marito. La situazione diventa ancora più difficile quando le donne restano incinte durante lo stupro.

Tortura, estorsioni e intimidazioni

Alle già citate violenze, si aggiungono una serie di violazioni dei diritti umani che mirano a distruggere la precaria vita quotidiana della popolazione civile nell’Est del Paese. Un rapporto di Oxfam International ha fatto emergere la gravità della situazione.

Soprattutto nella regione del Kivu, i locali lamentano obblighi a contribuire con beni o tasse illegali. In caso di rifiuto, le persone vengono picchiate in camere sotterranee o torturate in barili di acqua salata o sepolte in fosse nel terreno sino a quando non accettano di pagare un riscatto.

Sfruttamento dell’ambiente

Nel 2000, le Nazioni Unite stabilirono un team di esperti per indagare sullo sfruttamento illegale delle risorse congolesi ed analizzare il legame tra guerra e sfruttamento delle risorse. Il rapporto consegnato dagli esperti dimostrò che i Paesi coinvolti nella guerra avevano sviluppato fondati interessi economici in RDC che contribuivano a complicare le difficoltà dello Stato a controllare il mercato delle risorse ed il settore minerario.

Il gruppo ha pubblicato un altro rapporto nel dicembre del 2008, dimostrando che i gruppi armati nelle province dell’Est del Paese finanziano le proprie attività attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali. Il reale problema nell’Est del Paese, dove si assiste ad una vera militarizzazione dello sfruttamento minerario, persiste.

Gruppi armati governativi e milizie ribelli controllano il commercio dell’oro, stagno, coltan e cassiterite. Nel quadro di questo sfruttamento illecito, le forze armate ricorrono a mano d’opera forzata (senza alcun rispetto dei basilari diritti del lavoro, o umani) commettono atti di estorsione sistematica e impongono tasse illegali ai civili che rifiutano di lavorare per loro o di consegnare loro i materiali estratti.

La situazione odierna del Congo

Negli ultimi mesi del 2022, la situazione è peggiorata. Infatti, sono riprese le ostilità tra il gruppo ribelle degli M23 (una formazione che dichiara di difendere gli interessi dell’etnia Tutsi) e l’esercito regolare. Una crisi alla quale le organizzazioni internazionali e quelle governative non riescono a far fronte, sta travolgendo la popolazione locale.

Nel solo capoluogo di Goma si contano oltre 190.000 sfollati e i profughi continuano a riversarsi nella città. Intanto, nelle tendopoli di Kanyaruchinya e Mugunga, a causa anche delle precarie condizioni di igiene dovute alle piogge torrentizie che si sono abbattute sulla regione dell’Africa centrale negli ultimi giorni, si sono registrati i primi casi di colera e febbre tifoide.

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