mercoledì, Ottobre 4, 2023
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Elezioni Intergruppo Parlamentare, Barretta: “Lavorare per il Sud con una nuova visione”

Abbiamo intervistato Giovanni Barretta, esperto di Mezzogiorno, aree interne e sviluppo locale, il più votato alle elezioni per l’ufficio di Presidenza dell’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili e isole minori”.

Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili e isole minori”, Barretta: “Lavorare per il Sud con una nuova visione”

Ieri pomeriggio a Roma, presso la Camera dei Deputati, si sono svolte le elezioni dell’Ufficio di Presidenza del tavolo tecnico  dell’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili e isole minori,  l’iniziativa bipartisan assunta dall’On.le Alessandro Caramiello (M5S), che ha coinvolto circa 40 tra Deputati e Senatori degli opposti schieramenti e che sta destando grande interesse e curiosità nel mondo politico e dell’economia. Il tavolo tecnico rappresenta un organismo a valenza tecnico-scientifica al quale partecipano rappresentanti di categorie professionali ed imprenditoriali, di istituzioni locali ed associazionistiche, esperti di sviluppo locale e docenti universitari.

Al tavolo, che ha preparato e aperto le operazioni di voto, sono stati chiamati il giornalista scrittore Pino Aprile, di cui è stata subito annunciata la nomina a Presidente onorario del intergruppo, l’On.le Annarita Pariarca (per il gruppo di Forza Italia), l’On.le Enrica Alifano (per il Movimento 5 Stelle). A chiudere i lavori e proclamare gli eletti all’Ufficio di Presidenza del tavolo tecnico, l’ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Al termine del proprio intervento, preso atto della conclusione dello scrutinio del voto segreto, espresso dai  circa 80 partecipanti al tavolo tecnico, è stato lo stesso ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a voler proclamare gli otto eletti al tavolo di presidenza, nelle persone di: Giovanni Barretta, Francesco del Deo, Pasquale Lampugnale, Paola Marone, Angelo Melone, Ettore Nardi, Giacomo Pascale (Sindaco di Lacco Ameno) e Vito Umberto Vavalli.

Giuseppe Conte ha voluto salutare ciascuno degli eletti, plaudendo ancora una volta alla bontà, serietà e responsabilità dell’iniziativa, chiedendo a questi di mettersi subito al lavoro per affrontare le emergenze di un Mezzogiorno in serie difficoltà, aggiungendo che solo con la sua crescita potrà avvenire quella del Paese.

A margine dei lavori, abbiamo intervistato tre degli eletti al tavolo tecnico: Giovanni Barretta, Angelo Melone e Vito Umberto Vavalli, ai quali abbiamo chiesto di spiegarci le finalità dell’iniziativa e le attività che, concretamente, il tavolo tecnico sarà chiamato a svolgere.

L’intervista a Giovanni Barretta, esperto di sviluppo locale e aree interne: il più votato nella giornata di ieri

A Giovanni Barretta, esperto di Mezzogiorno, aree interne e sviluppo locale, beneventano, componente del gruppo di lavoro turismo della IIIª Commissione Speciale Aree interne presso il Consiglio Regionale della Campania, che ha ricevuto il più alto numero di preferenze per l’Ufficio di Presidenza, abbiamo chiesto quali iniziative intenderà assumere il tavolo tecnico per affrontare le emergenze del Sud e, nell’ambito di questo, soprattutto quelle delle aree più fragili e marginali.

(Barretta) “Intanto, mi preme ringraziare tutti quelli che quest’oggi mi hanno attribuito quest’ampio consenso, che mi impegna ad operare con ancor maggior determinazione, affinché il Mezzogiorno e, in particolare, le sue aree più fragili, possano definitivamente riscattarsi. Mi piace sottolineare anche la denominazione dell’Intergruppo parlamentare, a carattere trasversale e fortemente voluto dall’On.le Alessandro Caramiello, che già indica così le direttrici da seguire.

Non esiste un solo Sud, bensì contesti e dinamiche più articolate e complesse, che, perciò, meritano risposte puntuali e precise. Come ricordato da Luca Antonio Pepe quest’oggi con la sua relazione al tavolo della presidenza, in quindici anni dal 2002 al 2017, oltre due milioni di cittadini hanno abbandonato il Sud e fra questi più della metà è costituita da giovani, di cui il 33% laureati.

Sempre come, impietosamente ma realisticamente, ha evidenziato l’acuto economista e giornalista Luca Antonio Pepe, anche Condirettore della testata giornalistica CentroSud24, la classifica delle regioni a rischio povertà in Europa vede la Sicilia e la Campania, rispettivamente al primo e secondo posto; peggio di queste regioni c’è solo il Mayotte, che è un territorio francese in Africa, vicino al Madagascar. Le statistiche più recenti relative all’andamento del PIL, all’occupazione ed alle dinamiche demografiche in atto, con riguardo alla natalità ed al triste fenomeno dell’emigrazione interna al Paese, sono ancora più preoccupanti. Si tratta, di giovani che, con grande dispendio di risorse economiche, sono stati formati dal sistema d’istruzione meridionale, che vanno via, generando valore aggiunto e ricchezza in territori che fino ad allora nulla hanno fatto per loro. La beffa è allora doppia; vanno via dal Mezzogiorno tante risorse che sono giovani e, al contempo, tra le più qualificate del territorio, con ciò determinando il suo progressivo ed inesorabile impoverimento e depauperamento socio-economico e demografico. Nel dopoguerra, con le precedenti emigrazioni, a partire con la “valigia di cartone legata con lo spago”, erano stati – invece – quelli che non avevano un livello d’istruzione adeguato.

Oggi la progressiva desertificazione sociale ed economica è un fatto drammatico e bisogna assolutamente trovare il modo di contrastarla. In Campania, ad esempio, presso il Consiglio Regionale, proprio con il contributo della IIIª Commissione Speciale delle Aree Interne è stata di recente presentata un’iniziativa di legge regionale dal titolo “Torno in Campania” che mira a favorire il rientro di giovani talenti verso la terra d’origine. La dotazione finanziaria che si prevede di appostare per la sua copertura è ancora irrisoria, ma l’iniziativa costituisce un primo segnale sulle cose da fare subito: arrestare l’emorragia demografica in atto con la fuga dei cervelli. Mi piace ancora ricordare come, qualche giorno fa, sia stata approvata dallo stesso Consiglio regionale della Campania, la legge, a firma del consigliere, Michele Cammarano, che siede con noi al tavolo tecnico dell’Intergruppo, per la promozione dei borghi della Campania. Queste buone prassi, ad esempio, così come il sostegno alle start-up nelle aree interne, come annunciato dall’On.le Alifano, possiamo sperimentare sul tavolo dell’Intergruppo.

Permane la frattura storica fra le terre della “polpa e quelle dell’osso”

(Barretta) “Esiste, infatti, il tema delle aree interne, sempre in sofferenza e marginali, anche nella pianificazione dello sviluppo e nel dibattito politico del Paese. Queste aree sono state investite da una inesorabile quanto prevedibile deriva, i cui effetti principali sono stati: lo spopolamento, l’emigrazione, la rarefazione sociale e produttiva, l’abbandono della terra e le modificazioni del paesaggio.

Neppure il PNRR sembra rispondere alle esigenze di coesione territoriale fra la fascia costiera e le aree interne, non riuscendo a riequilibrare quella frattura storica tra le terre della “polpa e quelle dell’osso”, così come le definiva lo storico ed economista, Manlio Rossi Doria”

La narrazione sbagliata sulla locomotiva

(Barretta)” La narrazione che finora si è sentita nel dibattito politico-economico degli ultimi decenni, a partire almeno dalla riforma del Titolo V° della Costituzione, è stata che fosse necessario ed utile concedere maggiore autonomia ad alcune regioni per far correre più velocemente il Nord del Paese, che avrebbe fatto così da locomotiva, tirandosi poi dietro il pesante convoglio del Mezzogiorno.

Ma non è così che sono andate le cose!

Il processo dovrebbe essere inverso: occorrerebbe puntare sul Mezzogiorno, che ha maggiori margini di crescita, piuttosto che sul Nord del Paese, che, invece, è saturo, e che – da oltre un decennio – registra arretramenti significativi in termini di competitività e di crescita del PIL, rispetto alle altre aree del Centro e Nord Europa.

Le proposte operative al tavolo tecnico

Infine, proporrò al tavolo tecnico di puntare sul Mezzogiorno che me, che a tutto tondo provengo da un’area marginale e in forte sofferenza come il Sannio, significa innanzitutto recuperare il gap infrastrutturale esistente, non più accettabile, riconoscere ed assecondare le naturali vocazioni turistiche del Sud e delle aree fragili, nelle produzioni agroalimentari di eccellenza e nel settore energetico. Significa anche non più ignorare, come finora avvenuto, che il Mezzogiorno e le sue Isole sono al centro di un Mediterraneo, il Mare Nostrum di cui ci dobbiamo riappropriare, che potrebbe costituire un enorme volano per lo sviluppo dell’intero sistema Paese.

Questi, a mio giudizio, sono i temi da indicare subito in agenda e da porre all’attenzione del tavolo tecnico”.

L’intervista all’economista Vito Umberto Vavalli

Abbiamo intervistato Vito Umberto Vavalli, un altro componente dell’Ufficio di presidenza. Si tratta di un noto economista, già ricercatore CNR, direttore della tesoreria Eni, esperto presso il CNEL, rappresentate italiano negli organismi tecnici internazionali che stabiliscono gli standard dei sistemi di pagamento, amministratore di banche e intermediari finanziari, docente in corsi di alta specializzazione, noto per aver ‘inventato’, tra gli altri, il RID e il SEPA Direct Debit B2B, oggi manager dell’innovazione e imprenditore.

Anche a lui abbiamo chiesto quale approccio occorrerà avere e quali iniziative intenderà segnalare al tavolo tecnico per affrontare le emergenze del Sud.

(Vavalli) “L’iniziativa assunta dall’Onorevole Alessandro Caramiello con l’istituzione dell’Intergruppo è della massima importanza, sia dal punto di vista politico sia sotto il profilo economico e sociale. Si tratta di un’opportunità irripetibile – forse l’ultima occasione – per dare luogo ad un rinascimento della “economia meridiana”.

Molti dimenticano che storicamente la prima cattedra di economia è stata quella di Antonio Genovesi all’Università di Napoli, che anticipò di una decina d’anni quella di Adam Smith presso la Glasgow University. Il terreno in cui nel Medioevo germogliò un’economia generativa. autenticamente al servizio della società, fu quello dei monasteri e dei francescani. Da qui sono nati gli strumenti su cui si edificò con l’ideologia protestante e calvinista la struttura su cui affonda le radici una mostruosa megamacchina che spreme la nostra società.  Sono convinto che sotto le ceneri della svendita alle logiche del neoliberismo dell’economia mista – che consentì all’Italia di svettare persino sulla Gran Bretagna – siano ancora presenti inimmaginate potenzialità, grazie a quei ‘giacimenti antropologici’ (da preservare e valorizzare) di cui il nostro Bel Paese è ricco in misura sontuosa.

Oggi l’assetto dell’economia è drammaticamente rovesciato: l’esistenza delle persone è sistematicamente oggetto di estrazione di valore, fenomeno in cui lo strumento elettivo è la moneta-debito. Non solo: se la moneta a corso forzoso è estrattiva, la finanza è addirittura rapace.

Il contributo che mi auguro di saper fornire all’Intergruppo è quello di restituire quelle chiavi di lettura e questi strumenti operativi (come ad esempio la moneta funzionale non a debito e il credito senza interessi) che rendano giustizia di una visione civile e di una concretezza attuativa diverse, per percorrere strade nuove.

Saranno quelle in grado di sfatare la concezione meccanicistica alienante propugnata dal mainstream, così da restituire ai territori meno toccati dalle sovrastrutture neoliberiste, e dunque anche più integri e pronti a spiccare il volo, il vigore capace di ridare slancio all’economia italiana nel suo insieme.

 Sarà, innanzitutto, una sfida culturale e di costruzione delle condizioni per puntare collettivamente al bene comune”.

L’intervista ad Angelo Melone, avvocato d’affari internazionali

Abbiamo, infine, intervistato Angelo Melone, un altro componente dell’Ufficio di presidenza. Si tratta di un giovane professionista napoletano, ma già noto avvocato d’affari internazionali, che riveste la carica di console della Repubblica Democratica del Congo.

(Melone)In primo luogo voglio anche io ringraziare tutti per la fiducia che il tavolo tecnico mi ha voluto accordare.  Mi impegnerò a mettere a disposizione del tavolo tecnico le mie competenze e relazioni per favorire un rapporto sempre più sinergico tra il Mezzogiorno e i Paesi che si affacciano sulla sponda Sud del Mediterraneo.   In questa direzione, intendo presentare al tavolo alcune proposte concrete per il rilancio del Mezzogiorno e delle aree interne, partendo dal rapporto, da recuperare, con il Mediterraneo e con i Paesi del continente africano. Proprio a tal proposito, mi piace segnalare quanto in una recente intervista, sulla vostra testata, ha rimarcato Marco Bourelly, Presidente di Confimea Mediterraneo e componente di questo stesso tavolo tecnico, segnalando che questa prospettiva può tradursi in una straordinaria occasione di crescita socio-economica per i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, assicurando, in tal modo, anche maggiore stabilità dell’intera area geografica. Gli accordi di partnerariato prevedono accordi non solo commerciali ma anche in termini di scambi culturali: le attività culturali, infatti sono da sempre il veicolo attraverso il quale favorire l’interscambio e la vicinanza tra Paesi con tradizioni ed usi differenti.

Al fine di recuperare il gap di sistema accumulato fra Nord e Sud del Paese e qui nel Mezzogiorno fra i territori della fascia costiera e quelli delle c.d. Aree Interne, nell’ambito delle politiche di attuazione del PNRR, potrebbe risultare utile rilanciare   strumenti  mirati di finanziamento, come i “Contratti Istituzionali di Sviluppo”, promossi con l’intervento del Ministero per gli Affari Europei  Sud e della Coesione, sebbene  più recentemente il governo mostri talune incertezze a  riguardo.

Ad ogni modo, le finalità rimangono le stesse; si tratta solo di affinare e scegliere lo strumento giusto per la valorizzazione dei territori. E’ necessario, infatti, ricorrere a investimenti che, anche se si sviluppano in singoli interventi tra loro funzionalmente connessi, richiedono un approccio integrato. Occorre, inoltre, realizzare opere infrastrutturali di rilievo nazionale, interregionale e regionale, funzionali alla coesione territoriale e a uno sviluppo equilibrato del Paese.

Restando ai CIS, mi piace ricordarne l’approccio e le finalità. I CIS sono stati istituiti dall’articolo 6 del D.Lgs. n. 88 del 2011 e sono stati ulteriormente valorizzati con il decreto-legge n. 91/2017, art. 7. Il decreto-legge n.77/2021 ha inoltre esteso anche a questi istituti le norme di accelerazione e semplificazione introdotte per l’attuazione del PNRR. La norma prevede che siano le amministrazioni interessate a fare richiesta per l’istituzione di un CIS. Essi si basano, infatti, su accordi tra le amministrazioni centrali, quelle regionali e locali e i soggetti attuatori. Attraverso tali accordi, è possibile accelerare la realizzazione di opere ritenute strategiche e l’utilizzo dei Fondi strutturali europei, che possono finanziare gli investimenti dei CIS, oltre a risorse nazionali, tra le quali il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

Naturalmente quello del CIS costituisce solo un esempio degli strumenti che potrebbero essere suggeriti ai territori dal tavolo tecnico”

Nel salutare gli intervenuti, l’On.le Alessandro Caramiello (M5S), promotore appassionato ed assoluto protagonista dell’iniziativa, ha ufficializzato  l’insediamento dell’Ufficio di Presidenza del  tavolo tecnico che, al servizio dell’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili e Isole minori”, sarà operativo già nei prossimi giorni.

Il nuovo Ufficio di Presidenza sarà convocato a breve per assegnare al suo interno le cariche: di presidente, di due vicepresidenti e due segretari e di tre consiglieri.

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Daniele Naddei
Daniele Naddeihttps://twitter.com/DanieleNaddei
Giornalista pubblicista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania dal 2014. Direttore Responsabile della testata CentroSud24.

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