L’intervista al costituzionalista Andrea Patroni Griffi
Il tema che hanno affrontato i massimi giuristi, filosofi ed esperti di bioetica riuniti giovedì scorso a Benevento è uno di quelli che oramai da alcuni anni animano il dibattito pubblico, aprendo dilemmi bioetici e questioni giuridiche a cui occorre dare risposte concrete. Il progresso biomedico e biotecnologico, attraverso la cura di molte malattie un tempo mortali, ha certo reso possibile un prolungamento della vita, sebbene spesso – nei casi più gravi – attraverso macchinari e sistemi elettromedicali in grado di mantenere le funzioni vitali in modo artificiale.
In merito al “fine vita”, l’Italia è – però – ancora piuttosto indietro rispetto al panorama europeo. Le disposizioni di fine vita riguardano, infatti, le questioni irrisolte sull’ accanimento terapeutico, sulla sospensione delle cure o l’interruzione dei trattamenti sanitari, sull’eutanasia e sul testamento biologico, temi approfonditi e declinati in modo davvero plurale nel convegno di Benevento, articolatosi in due distinte sessioni.
Sulla necessità di una legge sul “fine vita” sono d’accordo Giuliano Amato, presidente emerito della Corte Costituzionale, Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, e monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, intervenuti a Benevento nel convegno annuale del CIRB, Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica; tuttavia, sui contenuti della legge le posizioni sono differenti.

Monsignor Paglia, lo ha detto con parole quanto mai chiare: «È bene che ci sia una legge», e che sia approvata con il più largo consenso possibile. Ma se l’auspicio per l’adozione di una legge statale sul fine vita, definita «costituzionalmente necessaria» nella sua introduzione dal direttore del CIRB Andrea Patroni Griffi, è condivisa dalla gran parte dei relatori, anche ad evitare che il mondo giudiziario si trovi abbandonato nelle situazioni incerte e delicate del fine vita, come sottolineato dalla presidente della Corte d’Appello di Napoli Maria Rosaria Covelli, sui contenuti da dare a questa legge i distinguo restano tra i diversi relatori intervenuti a Benevento.

Monsignor Paglia richiama la necessità della legge ad evitare «il rischio del far west»; Marco Cappato chiede, invece, di legalizzare l’eutanasia.

Una possibile mediazione tra le due posizioni, in apparenza inconciliabili, viene invece dal “Dialogo sul suicidio medicalmente assistito”, documento elaborato dal Cortile dei Gentili, che è stato ampiamente richiamato durante il convegno dal Presidente Giuliano Amato, da Laura Palazzani, da Eugenio Mazzarella, ma anche da altri relatori.
Dal convegno è sembrato, in definitiva, emergere la necessità di superare ogni assolutizzazione del principio di “indisponibilità” della vita e dello stesso principio di autodeterminazione della persona nel fine vita, percorso ineludibile per addivenire a quel dialogo auspicato e necessario per l’adozione di una legge condivisa.
Il convegno annuale del Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB), intitolato «Fine vita – Dilemmi bioetici e questioni giuridiche», si è tenuto giovedì 13 marzo presso l’Auditorium dell’Università degli Studi del Sannio, a Benevento.
Dopo i saluti istituzionali delle più alte cariche accademiche e civili, tra cui il Preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Francesco Asti e i Rettori aderenti al CIRB: Gerardo Canfora (Università del Sannio), Luca Brunese (Università del Molise), Lucio d’Alessandro (Università Suor Orsola Benincasa), Antonio Garofalo (Università di Napoli “Parthenope”), il sindaco di Benevento Clemente Mastella, la presidente della Corte d’Appello di Napoli Maria Rosaria Covelli, l’Avv. Angela Abbamondi per il Coa di Benevento e altre personalità, i lavori si sono aperti con l’introduzione del professor Andrea Patroni Griffi, direttore del CIRB, che ha anche coordinato la prima sessione.
Giuliano Amato, nel trattare gli aspetti costituzionali e bioetici del fine vita, ha sottolineato l’essenzialità dell’intervento del legislatore nazionale, anche a garanzia di uniformità, ad esempio, nella valutazione dei comitati etici. Monsignor Vincenzo Paglia ha illustrato il suo “Piccolo lessico sul fine vita”, sottolineandone la concretezza e il favore finora riscontrato tra gli addetti ai lavori.
Tra gli altri interventi, Laura Palazzani (Università LUMSA) che ha illustrato, con un approccio di tipo filosofico, il documento del Cortile dei Gentili.

E’ stata, quindi, la volta del già Ministro della Salute e presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, Renato Balduzzi, che ha discusso del ruolo del Servizio sanitario nel contesto del fine vita. A seguire, Eugenio Mazzarella (emerito di Filosofia teoretica alla Federico II) che ha riflettuto sulle disposizioni relative alla morte medicalmente assistita come espressione di «diritto mite»; mentre Lucio Romano (già senatore e componente Comitato Nazionale per la Bioetica) ha illustrato i diversi disegni di legge in materia depositati in Parlamento presso il Senato.

Le conclusioni della prima sessione di lavori sono state svolte dall’esperto costituzionalista Lorenzo Chieffi (ordinario di diritto costituzionale e pubblico dell’Università della Campania L. Vanvitelli) che ha, sapientemente, ricostruito il quadro giuridico di riferimento, sottolineando il ruolo tenuto sul tema dalla Corte Costituzionale che, pur intervenendo in un ruolo di supplenza, non ha risolto, né poteva farlo, tutte le questioni che rimangono ancora aperte e che spetta al legislatore nazionale risolvere: «con una legge che garantisca la certezza del diritto». Chieffi si è soffermato su un primo caso di richiesta di suicidio assistito in Campania venuto alla sua attenzione che evidenzia non solo come non ci sia una legge che disciplini il da farsi («l’assenza assoluta non dico di una legge»), «ma neanche di un atto amministrativo» che possa essere assunto a tal riguardo come riferimento, in una situazione di caos generalizzato, in cui anche il ruolo ed i pareri delle ASL risultano spesso dissonanti fra loro, che evidenzia l’assoluta necessità di una legge. Secondo Lorenzo Chieffi, sicuramente,« le risposte non potranno venire da una legge regionale», ma solo lo Stato può intervenire in materia, per garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale l’esercizio del diritto al suicidio assistito, naturalmente entro la cornice e il percorso indicati dalla Corte costituzionale.

La sessione pomeridiana è stata coordinata e conclusa dalla professoressa Antonella Tartaglia Polcini (ordinario di diritto privato dell’Università del Sannio). Il primo intervento del pomeriggio è stato quello del professor Claudio Buccelli (emerito di medicina legale dell’Università di Napoli Federico II) che, con una puntuale relazione, ha approfondito la tematica della “richiesta di morte nel rapporto di cura”. Alberto Maria Gambino (ordinario di diritto privato dell’Università Europea di Roma) si è occupato di “Consenso, libertà e circostanze”. Del confronto tra normative internazionali sulle decisioni di fine vita, ha parlato il professor Paolo Passaglia (ordinario di diritto pubblico dell’Università di Pisa); mentre del bilanciamento tra “autodeterminazione e tutela della vita” si è occupato il professor Vincenzo Verdicchio (ordinario di diritto privato dell’Università del Sannio). Si sono poi succeduti gli interventi di esperti di bioetica e diritto, tra cui ricordiamo quelli di Giuseppe Vacchiano ed Emilia Taglialatela.

In chiusura dei lavori, Antonella Tartaglia Polcini ha posto l’accento sulla necessità di: «non lasciare da solo il Parlamento nella definizione di una legge chiara ed organica sul “fine vita”, ma di accompagnarlo in questo difficile compito, come del resto sembra aver fatto la stessa Corte costituzionale con le ricordate sue pronunce». L’auspicio finale della Tartaglia è che anche il contributo dato al delicato tema del “fine vita” da giornate di dibattito a più voci e approfondita riflessione, come avvenuto a Benevento, possa aiutare concretamente il legislatore a compiere le scelte più giuste e ponderate, nel rispetto della sacralità della vita e della persona, contemperando esigenze ed interessi diversi e, al contempo, salvaguardando la laicità dello Stato.

L’intervista ad Andrea Patroni Griffi, costituzionalista e Direttore del CIRB
A margine del convegno di Benevento, per dar conto dell’esito dei lavori ed offrire ai nostri lettori un’analisi più approfondita della delicata questione del “fine vita”, abbiamo intervistato uno dei principali protagonisti ed organizzatori dell’evento, Andrea Patroni Griffi, costituzionalista e direttore del CIRB (Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica), rivolgendogli alcune (sei) precise domande:

Egregio direttore, quali sono le finalità e le attività del CIRB che lei dirige?
(Andrea Patroni Griffi): “Il CIRB, Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica, consorzia nove atenei ed è una sede di dibattito e produzione scientifica nel campo della ricerca in campo bioetico. Ciascuna università esprime tra i propri esperti nel settore dei componenti nel consiglio direttivo e nel comitato scientifico, così come i tanti ricercatori aderenti al CIRB. La prospettiva è quella di una bioetica declinata al plurale sia sotto il profilo culturale e delle sensibilità di ciascuno sia, soprattutto, dall’osservatorio scientifico di riferimento. Al CIRB il dibattitto bioetico è dunque sempre plurale e i giuristi, filosofi, medici, esperti del sapere tecnico presenti nel CIRB esprimono una molteplicità di vedute e di osservatori di cui si riesce spesso a fare sintesi comune”.
Come sappiamo, in Italia il quadro giuridico complessivo in ordine alla disciplina del “fine vita”, rimane ancora piuttosto incerto ed indefinito, atteso che rimane sostanzialmente ancorato a due leggi di riferimento, la L. n.38/2010 sull’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore e la L. n.219/2017 sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento. Tant’è che, ancora una volta, nel dare concreta risposta a casi specifici, è dovuta intervenire, esercitando ancora una volta un ruolo di supplenza, la Corte costituzionale con l’ordinanza n.207/2918 e le sentenze n. 242/2019 e n. 135/2024. Davanti all’immobilismo del Parlamento, più di recente, è intervenuta una legge regionale (in Toscana), benché non ancora promulgata, che comunque prova a tracciare un percorso operativo sul fine vita, muovendosi nel solco delle indicazioni e del decalogo contenuto nella sentenza della Corte 242/2019. Come costituzionalista, qual è la sua posizione in merito e, ancora, secondo lei può lasciarsi ad una legge regionale il compito di disciplinare una materia così delicata e di portata evidentemente generale come quella sul fine vita?
(Andrea Patroni Griffi): “Gli organi direttivi del CIRB unanimi hanno deciso di affrontare un tema delicato della bioetica classica, come il Fine vita, quale tema del convegno annuale 2025, perché era importante esserci, come centro interuniversitario di ricerca bioetica, come luogo plurale di dibattito scientifico bioetico, filosofico, giuridico, medico e dare il nostro contributo in materia, in un momento così delicato, dopo che alle decisioni della Corte costituzionale, ha continuato a fare seguito il perdurante silenzio del legislatore nazionale, che si scontra peraltro, con un certo attivismo di quello regionale.
Eppure, Fine vita, così come inizio vita, ritengo costituiscano ambiti di leggi costituzionalmente necessarie. Naturalmente anche ampia può essere la discrezionalità del legislatore nella disciplina da dettare (non sono infatti leggi a contenuto costituzionalmente vincolato); ma il legislatore non è neppure, di certo, onnipotente in materia, dovendosi sinanche individuare, talora, almeno frammenti di rime obbligate dalla Costituzione. E così ad esempio il divieto assoluto di suicidio assistito è incompatibile con la Costituzione; così come, per dire, nell’inizio vita, illegittimo era lo stesso originario divieto generale e assoluto di fecondazione eterologa, che infatti cadde dinanzi alla Corte costituzionale. Dunque, se abbiamo ambiti di leggi costituzionalmente necessarie si devono realizzare ragionevoli bilanciamenti dei diritti, doveri e interessi costituzionali in gioco. La legge sulle cure palliative e sulla terapia del dolore e la legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento sono buone leggi, della cui effettività (mi riferisco soprattutto alle cure palliative e terapia del dolore) pure potrebbe discutersi rispetto al profilo della realizzazione uniforme sul territorio, che dovrebbe impedire di discriminare sostanzialmente in questo ambito i cittadini a seconda dalla loro realtà regionale.
Sui contenuti della legge da adottare sul fine vita, deciderà il Parlamento, che è bene però comprenda che il vero dilemma da affrontare, una volta accantonato, nella corretta prospettiva della bioetica costituzionalmente orientata, un assolutistico, aprioristico principio di indisponibilità della vita, su cui poi “tagliare” a ogni possibilità di dialogo, è se tutto davvero si possa ridurre, dall’altro versante, al mero principio di autodeterminazione della persona. Io credo si debba rispondere di no anche in un approccio autenticamente liberale. Credo che la Corte costituzionale ha chiaramente indicato, ed è questa un’opera preziosissima svolta, la via da seguire nei ragionevoli bilanciamenti, che pongono una rete di protezione, un limitato e non assoluto campo di azione alla stessa autodeterminazione, alla libertà di scelta. Questo è vero soprattutto rispetto ai soggetti vulnerabili, quando la stessa scelta riguarderebbe, ad esempio, un soggetto depresso, o un malato cronico molto anziano che possa pensare di scegliere una tale via per levare il “disturbo”, se vogliamo brutalmente dirla così. Peraltro, teniamo conto che parliamo di questo fondamentale tema, in tempi, che non sono recenti, ma che perdurano da anni nel silenzio di tanti, di sostanziale forte affievolimento di risorse del servizio sanitario nazionale, che dovrebbe essere in grado, per dirne una, di assicurare davvero, come detto, adeguate cure palliative semmai, almeno questo, uniformemente in tutto il territorio nazionale”.
Al momento, giacciono in Senato ben 5 disegni di legge per la disciplina del fine vita, taluni dei quali recano norme che appaiono in qualche modo dissonanti rispetto alle indicazioni della Corte 242/2019. Cosa ne pensa?
(Andrea Patroni Griffi): “Il legislatore deve avere ben chiaro, che, rispetto al decalogo fissato dalla Corte, ha il dovere di disciplinare le procedure a garantire uniformità di disciplina, essendo intollerabile anche solo il pensiero in uno Stato unitario, che non è federale, avere diritti dei cittadini italiani di fronte alla morte diversi a seconda del luogo di residenza. Inoltre, il legislatore deve avere chiaro che non ha nessuna possibilità di andare indietro, per dirla chiaramente di “togliere” rispetto a quanto statuito dalla Corte. Sarebbero infatti incostituzionali passi indietro rispetto a quanto statuito dalla Consulta. Mentre semmai il Parlamento, trovando sintesi valoriale tra le diverse posizioni, può semmai “aggiungere”, senza però forzature. Dunque, pragmaticamente, se si può usare questo avverbio, e ribadendo nel quadro delineato ma oggetto di grande dibattito, l’importanza di garantire effettivamente il suicidio assistito almeno nelle ipotesi descritte dal giudice delle leggi, si tratta, nel minimo, di regolamentare nel dettaglio con una legge statale di fronte al decalogo offerto della Corte (malattia irreversibile, sofferenza intollerabile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, ruolo del Comitato etico e così via). Tale decalogo lascia comunque inevitabilmente alcune zone grigie che è compito del legislatore chiarire. Senza nulla togliere, ripeto, a quanto in delicatissime “rime” ha statuito la Corte, occorre verificare anche cosa aggiungere, pur senza “squilibrare” i ragionevoli bilanciamenti”.
Il documento del “Cortile dei gentili” sul suicidio medicalmente assistito, cui oggi ha fatto ampio riferimento il Presidente emerito della Corte costituzionale , Giuliano Amato, e la filosofa Laura Palazzani, a suo giudizio, può costituire un utile viatico nell’indirizzare il legislatore a scrivere una norma finalmente chiara, completa e, in qualche modo, definitiva sul tema?
(Andrea Patroni Griffi): “Certo, è questa la\ ragione per la quale il CIRB ha scelto di invitare protagonisti del documento del Cortile dei Gentili come Giuliano Amato, Laura Palazzani e Eugenio Mazzarella. La prospettiva giusta e corretta è quella, in cui si fa sintesi tra posizioni che così cessano di essere assolutizzanti”.
Secondo lei, come oggi ha ricordato anche l’ex Senatore Lucio Romano, esiste un limite tra l’oggettività di un valore (come la vita e la salute) e la soggettività delle interpretazioni e delle rivendicazioni di singoli titolari?
(Andrea Patroni Griffi): “La legge morale vive nella coscienza individuale scrisse la Corte costituzionale in una storica sentenza, parafrasando Kant. In una bioetica costituzionalmente orientata e, quindi, per definizione laica, come da definizione che diede un Maestro come Francesco Casavola, le convinzioni etiche rilevano ma devono trovare sintesi comune nella sede rappresentativa per eccellenza, il Parlamento. Il Parlamento, quando non raggiunge un consenso valoriale nel campo della bioetica e opera con la mera regola di maggioranza, produce leggi costituzionalmente deboli come avvenne con la legge 40 del 2004, in materia di inizio vita, sulla fecondazione assistita, che infatti fu ripetutamente censurata dalla Corte costituzionale. Questo errore non deve ripetersi nel fine vita. E il legislatore ha anche il compito semplificato grazie alla Corte costituzionale, che ha fissato un chiaro decalogo da rispettare nella futura disciplina”.
Il convegno di Benevento sul fine vita ha riunito i massimi esperti nazionali della materia, accanto ad alti rappresentanti delle istituzioni, del mondo associativo, di quello cattolico, degli operatori sanitari e del diritto, come accademici, professionisti e magistrati, analizzando in modo assolutamente plurale i dilemmi bioetici che, inevitabilmente, si pongono e le questioni giuridiche ancora aperte. A suo giudizio, il dibattito che si è sviluppato a Benevento può effettivamente contribuire ad indirizzare il legislatore per addivenire finalmente ad una legge condivisa sul “fine vita”, come peraltro auspicato da Mons. Vincenzo Paglia?
(Andrea Patroni Griffi): “E’ proprio questo l’auspicio e che la posizione della necessità di una tale legge, pur nella differenza certo sui contenuti, sia stata condivisa dalla gran parte dei relatori, anche ad evitare che il mondo giudiziario si trovi abbandonato nelle situazioni incerte e delicate del fine vita, credo sia molto importante. Certo, restano i forti distinguo sui contenuti da dare a questa legge tra i diversi relatori. Monsignor Paglia ha richiamato la necessità della legge ad evitare un rischio di far west nel fine vita; Marco Cappato chiede invece di legalizzare l’eutanasia. Una possibile mediazione tra le due posizioni, in apparenza inconciliabili, credo venga proprio da iniziative come questo Convegno del CIRB o da documenti come il “Dialogo sul suicidio medicalmente assistito”, elaborato dal Cortile dei Gentili.
Dal convegno, ritengo, è sembrato, in definitiva, emergere la necessità di superare ogni assolutizzazione del principio di indisponibilità della vita e dello stesso mero principio di autodeterminazione della persona nel fine vita in ogni possibile situazione. Altrimenti non potendosi mai avere quel dialogo auspicato e necessario per l’adozione di una legge condivisa. La parola finale, comunque, non può essere certo quella di accademici e ricercatori, ma deve essere quella del Parlamento oppure, nel caso in cui si vada oltre il campo rimesso all’esercizio ragionevole della discrezionalità legislativa, sarà invece quella della Corte Costituzionale”.

Intanto, corre l’obbligo di precisare che il 14 marzo 2025, il giorno dopo il convegno CIRB di Benevento, è stata promulgata la legge di iniziativa popolare della Regione Toscana (n.5/2025) che, per prima in Italia, disciplina le modalità organizzative e i tempi per il suicidio medicalmente assistito.
Ancora una volta, l’Università degli Studi del Sannio con le sue molteplici iniziative di approfondimento e ricerca scientifica, anche su temi delicati come quello del “fine vita”, si conferma centro di formazione di eccellenza a livello nazionale, formidabile volano per lo sviluppo economico e sociale del territorio.
