Un esercito europeo è davvero possibile? Ecco cosa dice la storia

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Nelle ultime settimane si sente sempre più spesso parlare di un’Europa pronta ad aumentare la spesa per la difesa, dunque pronta a riarmarsi per far fronte alle nuove sfide geopolitiche globali. Complice il perdurare del conflitto russo-ucraino e l’insediamento dell’amministrazione Trump che sembra pronta a diminuire il sostegno all’Ue, oltre ad imporre dazi che non fanno bene alla nostra economia, il dibattito in Europa ruota tutto attorno alla proposta di un vero e proprio esercito unico, in grado di difendere i confini europei dalle minacce esterne. 

La spesa per la difesa in aumento

L’idea che sta alla base di questa proposta risiede nel fatto che lo scenario geopolitico globale sta cambiando e l’ascesa di nuove potenze globali può rappresentare una minaccia seria per il Vecchio Continente. Il fatto che le spese militari dei Paesi Ue sia in aumento dal 2022, anno in cui è scoppiato il conflitto tra Ucraina e Russia, rappresenta un dato importante sul quale riflettere. Non è un caso che la spesa nel settore della difesa degli Stati membri sia aumentato del 30% dal 2021 al 2024, passando da 214 a 326 miliardi di euro, come mostrato nel grafico seguente.

Cosa dice il Trattato di Lisbona?

Il Trattato di Lisbona, uno dei pilastri più importanti della struttura giuridica dell’Unione europea, all’art. 42 fa riferimento alla politica di sicurezza e di difesa comune, lasciando però agli Stati membri, quindi alla politica nazionale, una certa autonomia. Va inoltre ricordato che nel 2017 è stato istituito il Fondo Europeo per la Difesa, con un budget da 7,9 miliardi di euro da investire nell’ambito della sicurezza.

Dalla CED ai giorni nostri: la storia dell’esercito europeo

L’idea di realizzare un esercito comunitario non risulta essere una novità assoluta, in quanto fu la Francia, dopo la seconda guerra mondiale, a proporre l’istituzione della Comunità Europea di Difesa per far fronte alla minaccia costituita dall’Unione Sovietica ad Est. La Francia propose di includere nella CED Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Italia e Germania Ovest.

Si arrivò cosi alla stipulazione del Trattato di Parigi del 1952 che definiva la struttura organizzativa della CED ma che non fu mai ratificato perché proprio l’Assemblea Nazionale francese lo rigettò nel 1954 per una serie di motivi che portarono al definitivo naufragio di qualsiasi iniziativa sovranazionale di difesa comune.

Nello stesso tempo, la nascita della NATO portò l’Europa occidentale verso la completa dipendenza militare statunitense e, da quel momento in poi, l’idea dell’esercito comunitario venne definitivamente accantonata. Soltanto in tempi più recenti, per la precisione a partire dal 2017 e sempre su iniziativa francese (non a caso in concomitanza con il primo insediamento del presidente Trump alla Casa Bianca) il tema della difesa comune è tornato in auge all’interno del dibattito pubblico europeo.

Per la prima volta nella storia, inoltre, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha incluso all’interno di questa un Commissario europeo per la difesa e lo spazio. Questo delicato incarico è stato affidato al lituano Andrius Kubilius, ex premier della Lituania, il quale rimarrà in carica fino al 2029. La creazione di questa nuova carica rappresenta senz’altro un cambio di rotta importante sul piano strategico da parte dell’Unione europea nell’ambito della difesa e della sicurezza. 

Esercito unico europeo: tra difficoltà ed interrogativi aperti

Come sostenuto a più riprese dal presidente francese Macron, l’Unione europea non può più dipendere dalla Nato, quindi dagli Stati Uniti, per quanto concerne la difesa dei propri confini, sia fisici che informatici. La creazione di un esercito comune europeo potrebbe costituire un segnale forte verso l’esterno, in grado di rafforzare la potenza militare e, di conseguenza, cambiare notevolmente la considerazione che le più grandi potenze militari hanno degli Stati membri dell’Unione europea.

Se il progetto in questione dovesse realizzarsi, allora l’Unione europea avrebbe uno degli eserciti più importanti e numerosi al mondo: basti pensare, infatti, che se solo considerassimo Francia, Germania e Italia si otterrebbe un esercito composto da più di un milione di soldati da mobilitare in caso di conflitti, oltre che uno tra i budget militari più alti al mondo, anche più alto di quello russo. Il problema, arrivati a questo punto, sta tutto nell’individuazione del soggetto che avrebbe il delicato compito di prendere decisioni militari, dal momento che non tutti gli Stati membri adottano lo stesso sistema legislativo.

Ci si porrebbe il medesmo interrogativo anche per quanto concerne la gestione della cybersicurezza e, dunque, la designazione del soggetto a cui verrebbe delegata la gestione della difesa informatica. Non meno complicato sarebbe poi designare un’unica azienda produttrice degli armamenti necessari ad equipaggiare l’esercito europeo, nonché definire un piano per la gestione delle armi nucleari, in quanto non tutti gli Stati membri (si veda l’Italia) sono dotati di questa tipologia di armamenti.

Insomma, la sfida è enorme, le questioni aperte sono davvero tante e le distanze tra gli Stati europei sul tema sono ancora importanti, il che rende ad oggi la realizzazione di un esercito unico europeo una mera utopia e apre, a mio avviso, un altro quesito: potrebbe avere senso ragionare nella direzione di una difesa comune europea piuttosto che in quella di un esercito unico?

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