Addio a Val Kilmer: l’Iceman di Top Gun si è spento a 65 anni

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Val Kilmer

Hollywood piange una delle sue stelle più enigmatiche. Il celebre attore americano Val Kilmer è morto all’età di 65 anni a Los Angeles. A rendere nota la notizia la sua famiglia, citata dal New York Times. Secondo quanto dichiarato dalla figlia, Mercedes Kilmer, l’attore è deceduto a causa di complicazioni legate a una polmonite. Kilmer ha combattuto per anni contro gravi problemi di salute. Nel 2014 gli era stato diagnosticato un cancro alla gola, da cui era riuscito a guarire ma che lo aveva reso quasi completamente afono. Nonostante la malattia, nel 2022 tornò sul grande schermo nel sequel Top Gun: Maverick, dove l’intelligenza artificiale gli restituì la voce. Fu grazie all’insistenza del suo amico e co-protagonista Tom Cruise che poté prendere parte al film campione d’incassi, segnando un’ultima apparizione emozionante davanti al pubblico che lo aveva amato per decenni.

Val Kilmer: dagli esordi a Hollywood

Nato il 31 dicembre 1959 a Los Angeles, a Chatsworth nella San Fernando Valley in una famiglia dalla doppia anima. Suo padre lavorava nel settore immobiliare mentre sua madre aveva origini svedesi. Dopo il divorzio dei genitori quando aveva 9 anni, Kilmer rimase a vivere con il padre insieme ai suoi due fratelli. Fin da ragazzo mostrò una forte inclinazione per la recitazione, partecipando a recite scolastiche e apparendo in alcune pubblicità. La sua determinazione lo portò a entrare a soli 16 anni, nella prestigiosa Juilliard School di New York, una delle accademie di recitazione più rinomate al mondo. Qui affinò il suo talento e fece le prime esperienze sul palcoscenico, condividendo il cammino con altri futuri divi come Kevin Bacon e Sean Penn.

Il suo debutto professionale avvenne nel 1983 con la commedia off-Broadway The Slab Boys, accanto proprio a Bacon e Penn. In quello stesso periodo apparve in uno speciale televisivo della ABC, sulla guida in stato di ebbrezza. Qui recitò al fianco di una giovane Michelle Pfeiffer. Anni dopo Val Kilmer le dedicò un libro di poesie, diventato nel tempo un oggetto da collezione e venduto a oltre 400 dollari a copia.

L’ascesa al successo: tra scelte eccentriche e ruoli memorabili

Attore anticonformista, ha rifiutato ruoli in film che avrebbero potuto garantirgli fama immediata. Nel 1983 declinò un’offerta per I ragazzi della 56ª strada di Francis Ford Coppola perché era impegnato a teatro. Tre anni dopo disse no anche a David Lynch che gli aveva proposto una parte in Velluto blu. Il suo esordio cinematografico avvenne con Top Secret! (1984), una parodia dei film di spionaggio in cui interpretò una rockstar degli anni ’50. Dopo quell’eccentrico debutto decise di prendersi una pausa dalla recitazione e partì per un viaggio in solitaria attraverso l’Europa, zaino in spalla, senza dare notizie di sé per oltre un anno.

Al suo ritorno ottenne il ruolo che lo consacrò definitivamente, quello di Iceman il pilota rivale di Maverick in Top Gun (1986), accanto a Tom Cruise. Il film divenne un fenomeno globale e Kilmer si ritrovò catapultato nell’olimpo di Hollywood.

Ma fu nel 1991 che dimostrò tutta la sua versatilità interpretativa, vestendo i panni di Jim Morrison nel biopic The Doors di Oliver Stone. Per prepararsi al ruolo Kilmer trascorse un anno intero nei club del Sunset Strip, studiando ogni dettaglio del leggendario frontman della band. La sua interpretazione fu così convincente che persino i membri dei Doors ammisero di non riuscire a distinguere la sua voce da quella di Morrison, in alcune delle tracce registrate per il film.

Nel 1995 entrò nella leggenda del cinema supereroistico interpretando Bruce Wayne in Batman Forever, di Joel Schumacher. Tuttavia, dietro le quinte, la sua fama di attore difficile da gestire crebbe a dismisura. Il regista lo descrisse come “impossibile da sopportare” e dichiarò che non avrebbe mai più lavorato con lui.

Il mito dell’attore ribelle: tra genio e difficoltà personali

Al culmine della sua carriera, negli anni ’80, Kilmer guadagnava 6 milioni di dollari a film e frequentava star del calibro di Cher e Cindy Crawford. Tuttavia il suo carattere difficile, lo portò a scontrarsi con molti registi e colleghi. Ron Howard, che lo diresse nel dark fantasy Willow (1988), lo definì “infantile” e “insopportabile”. Dopo The Doors, Val Kilmer decise di ritirarsi per un periodo nella sua tenuta in New Mexico, dove allevava bufali e scriveva poesie. A causa di problemi economici, lo costrinsero a vendere la proprietà per saldare i debiti e pagare gli alimenti ai figli. Nonostante il declino della sua carriera negli anni 2000, continuò ad apparire in ruoli minori e cameo mantenendo sempre un’aura di mistero attorno alla sua figura. Nel 2020 pubblicò l’autobiografia I’m Your Huckleberry, il cui titolo riprende una celebre battuta pronunciata nel film Tombstone (1993), in cui interpretava il pistolero Doc Holliday.

Val Kilmer lasciò il segno anche nel mondo dell’arte. A Los Angeles, su Melrose Avenue, fondò il Kamp Kilmer, uno spazio a metà tra galleria d’arte e centro sociale dedicato a poeti, pittori, musicisti e registi emergenti. Era qui che spesso trascorreva le sue giornate, lontano dai riflettori di Hollywood.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo della storia del cinema. Val Kilmer non è stato solo un attore di talento ma un’icona ribelle che ha vissuto la sua carriera secondo le proprie regole. Difficile da gestire, imprevedibile ma indiscutibilmente magnetico.

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